Call of Duty Positive Play, couverture officielle du rapport de septembre 2026

Black Ops 7, Call of Duty segnala il 40% in meno di giocatori esposti a interazioni vocali dannose

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Call of Duty ha pubblicato il rapporto ufficiale del 28 settembre 2026 dedicato ai comportamenti online in Black Ops 7 e Call of Duty: Warzone. Il team Player Trust & Positive Play confronta i primi 6 mesi successivi all’uscita di Black Ops 7 con finestre simili di Black Ops 6 e Warzone. Il risultato principale riguarda l’esposizione dei giocatori alle interazioni vocali dannose.

Nel confronto, il rapporto indica circa il 40% in meno di giocatori esposti a interazioni vocali perturbatrici. La riduzione è di circa il 50% tra gli autori di questi comportamenti e di circa il 16% tra gli autori recidivi. Si tratta di variazioni tra periodi comparabili, non di un tasso dettagliato per ogni modalità o situazione di gioco.

Il rapporto ufficiale di Call of Duty

Il Positive Play amplia il lavoro sulla moderazione

Il rapporto non si concentra soltanto sui comportamenti da ridurre. Call of Duty definisce Positive Play come l’insieme di azioni e interazioni che portano un beneficio agli altri giocatori o alla comunità. Tra gli esempi citati figurano la comunicazione di supporto, la rianimazione o il riacquisto di un compagno, i ringraziamenti dopo queste azioni, la condivisione di risorse o bottino e le segnalazioni di nemici, punti d’interesse o interazioni dannose attraverso la chat vocale o testuale.

Per i giocatori di Call of Duty, il cambiamento descritto dal team riguarda quindi anche il modo in cui viene valutata la qualità di una partita. L’obiettivo dichiarato è affiancare alla riduzione degli episodi perturbatori una lettura delle dinamiche cooperative, senza limitarsi a contare le interazioni problematiche.

Un caso di studio citato nel rapporto, dedicato alle interazioni vocali prosociali in Warzone, rileva che circa il 22% dei giocatori ha incontrato almeno un’interazione vocale di supporto, mentre circa il 6% ne ha avviata una. Nelle partite che includevano questo tipo di scambio, circa il 66% presentava anche un’azione cooperativa, come una rianimazione o un ringraziamento.

Questi numeri descrivono un’associazione, non dimostrano un rapporto di causa ed effetto. Mostrano che le interazioni positive compaiono spesso insieme a comportamenti cooperativi, ma non consentono di concludere che un messaggio di supporto sia sufficiente a provocare una rianimazione o un’altra azione utile.

In alcune modalità di Warzone, un’ulteriore analisi recente ha inoltre rilevato un’associazione tra il ricevere un ringraziamento da un compagno casuale e il continuare a giocare insieme nella partita successiva. Il dato resta circoscritto alle modalità analizzate, ma suggerisce che una comunicazione positiva possa accompagnare la prosecuzione di una relazione di gioco oltre il singolo match.

Call of Duty Positive Play, immagine ufficiale associata al rapporto di settembre 2026

La competizione resta invariata, secondo Call of Duty

Il team presenta il Positive Play come un complemento al lavoro sui comportamenti perturbatori, non come una modifica degli elementi che rendono Call of Duty competitivo. Il rapporto parla quindi di gestione e analisi delle interazioni durante le partite, mantenendo il carattere competitivo indicato dagli sviluppatori.

La portata del confronto richiede comunque cautela: la pagina non specifica i numeri assoluti, le regioni, le piattaforme o la dimensione del campione. Le percentuali indicano una tendenza complessiva tra finestre temporali comparabili, ma non permettono di stabilire se il risultato sia identico in ogni territorio, dispositivo o modalità.

Il lavoro prosegue su moderazione e analisi dei dati

Call of Duty indica che il percorso continuerà con il miglioramento dei sistemi di moderazione, la valutazione delle interazioni positive e l’uso di analisi basate sui dati per orientare i futuri investimenti.

Il rapporto segnala dunque una riduzione nei tre indicatori dedicati alle interazioni vocali dannose e presenta una direzione precisa: limitare gli episodi perturbatori e riconoscere meglio i comportamenti cooperativi, senza intervenire sulla natura competitiva che il team attribuisce a Call of Duty.

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